Se lavori in un negozio, in un supermercato o in un centro commerciale, la domenica non è mai stata "un giorno come gli altri": è spesso un turno pieno, magari con un rientro nel weekend successivo, e con poco margine per organizzare la vita di famiglia. Da qualche mese è tornato al centro del dibattito parlamentare un tema che riguarda direttamente questo equilibrio: le aperture domenicali e festive dei negozi, oggi quasi completamente liberalizzate, potrebbero tornare a essere regolamentate.
Non c'è ancora nessuna legge approvata, e probabilmente ci vorrà del tempo prima che qualcosa cambi davvero. Ma vale la pena capire cosa si discute, perché tocca in modo concreto la turnazione di commercio e GDO.
In questo articolo troverai:
- 1. A che punto è il dibattito parlamentare
- 2. Cosa prevedono le proposte in discussione
- 3. Le posizioni di sindacati e Confcommercio
- 4. Cosa vale oggi, mentre si discute
- 5. Cosa cambierebbe per chi lavora a turni
- 6. Come Shift2Cal ti aiuta a tenere sotto controllo i turni della domenica
A che punto è il dibattito parlamentare
Alla Camera sono depositate da tempo diverse proposte di legge per regolamentare di nuovo le aperture domenicali e festive dei negozi, liberalizzate da una norma del 2011 che ha lasciato agli esercizi commerciali piena libertà di orario. Nei primi mesi del 2026 i sindacati di categoria del commercio (Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs) hanno scritto alla commissione Attività produttive della Camera per chiedere di calendarizzare finalmente l'esame di questi testi, fermi da anni nei cassetti parlamentari.
Il punto da tenere a mente è semplice: si tratta di proposte in discussione, non di norme già in vigore. L'iter parlamentare italiano su questo tema è storicamente lento, e non è affatto scontato che si arrivi a un testo condiviso in tempi brevi. Ne parliamo perché è un tema che, se dovesse muoversi, avrebbe un impatto diretto sulla turnazione di negozi, supermercati e centri commerciali: non per prendere posizione su quale proposta sia preferibile.
Cosa prevedono le proposte in discussione
Le diverse proposte depositate da gruppi parlamentari di maggioranza e opposizione non sono identiche, ma convergono sull'idea di fissare un tetto alle aperture invece di lasciarle completamente libere. Le formule discusse comprendono, tra le altre:
- un numero massimo di domeniche di apertura all'anno (le ipotesi circolate vanno da un minimo di 8 chiusure obbligatorie a un massimo di 26 aperture su 52 domeniche), con l'esercizio libero di scegliere quali;
- la chiusura nelle festività nazionali "principali" (Natale, Capodanno, Pasqua, 1° maggio, 15 agosto), con eventuali deroghe limitate;
- eccezioni per bar, ristoranti, farmacie, edicole e negozi nelle località a vocazione turistica (mare, montagna, città d'arte), dove le aperture resterebbero più libere, soprattutto in alta stagione;
- sanzioni amministrative per chi non rispetta i limiti, con importi che nelle diverse proposte variano ma che nei casi di recidiva prevedono anche la chiusura temporanea dell'attività.
Nessuna di queste proposte è ancora un testo unificato: la commissione dovrà lavorare per arrivare a una versione condivisa, se ci si arriverà, prima che il testo possa passare all'Aula e poi al Senato.
Le posizioni di sindacati e Confcommercio
Le organizzazioni sindacali del commercio chiedono da anni una regolamentazione delle aperture, sostenendo che la liberalizzazione totale non ha portato più occupazione né più consumi, ma solo più costi organizzativi scaricati sui turni: se tutti i negozi devono restare aperti per non perdere clienti rispetto ai concorrenti, il risultato è una pressione costante sulla turnazione del personale, senza un reale beneficio economico per il settore nel suo complesso.
Confcommercio, dal lato datoriale, si dice disponibile ad aprire un tavolo di confronto sul tema, ma chiede che qualsiasi nuova regola lasci spazio alla capacità delle singole imprese di adattare gli orari al territorio, al tipo di attività e alla stagionalità, distinguendo per esempio un negozio di città da uno in una località turistica.
Non prendiamo posizione su chi abbia ragione: la differenza tra le due posizioni riguarda soprattutto quanto margine debba restare all'impresa nel decidere gli orari, e quanto invece debba essere fissato per legge a tutela di chi lavora.
Cosa vale oggi, mentre si discute
Fino a quando non ci sarà una legge approvata, le regole restano quelle attuali: le aperture domenicali e festive sono libere, e la turnazione della domenica continua a essere disciplinata dal CCNL applicato in azienda (Commercio Confcommercio, Confesercenti, Distribuzione Moderna Organizzata e così via) più da eventuali accordi aziendali di secondo livello.
In pratica questo significa che la maggiorazione per il lavoro domenicale e festivo, il preavviso per i cambi turno e i criteri di rotazione tra colleghi restano quelli previsti dal tuo contratto collettivo, indipendentemente da come evolverà il dibattito in Parlamento.
Cosa cambierebbe per chi lavora a turni
Se una delle proposte dovesse diventare legge, gli effetti pratici più diretti per chi lavora nel commercio e nella GDO sarebbero probabilmente due:
- meno turni domenicali "obbligati", perché con un tetto alle aperture i punti vendita avrebbero meno domeniche da coprire nell'arco dell'anno, con una programmazione più prevedibile con mesi di anticipo;
- maggiore concentrazione delle aperture nei periodi consentiti, in particolare nelle località turistiche e nei mesi di alta stagione, dove le eccezioni previste dalle proposte lascerebbero comunque spazio a turni domenicali frequenti.
In altre parole, l'effetto non sarebbe uniforme: chi lavora in un negozio di città potrebbe vedere ridursi sensibilmente i turni della domenica, mentre chi lavora in una zona turistica potrebbe continuare a farne parecchi, specie in estate o durante le festività locali. È un motivo in più per seguire con attenzione la versione finale del testo, quando (e se) arriverà.
Come Shift2Cal ti aiuta a tenere sotto controllo i turni della domenica
Che le regole cambino o restino quelle attuali, avere sotto controllo quante domeniche e festivi hai effettivamente lavorato nell'arco dell'anno resta utile: sia per verificare la rotazione rispetto ai colleghi, sia per controllare che le maggiorazioni corrispondenti compaiano correttamente in busta paga.
Shift2Cal ti permette di importare i turni ricevuti dall'azienda (foto, screenshot, PDF o CSV), correggerli in anteprima prima di salvarli e sincronizzarli con Apple Calendar, Google Calendar o Outlook. Avere uno storico chiaro dei turni di domenica e festivi lavorati, mese dopo mese, è il primo passo per accorgerti se qualcosa non torna, prima ancora di dover discuterne con l'ufficio del personale.
Nota importante: quanto descritto in questo articolo riguarda proposte di legge non ancora approvate, che potrebbero cambiare profondamente nel corso dell'esame parlamentare o non arrivare mai in Aula. Le regole in vigore oggi restano quelle del CCNL applicato alla tua azienda: per qualsiasi dubbio sulla turnazione della domenica o sulle maggiorazioni spettanti, verifica sempre con l'ufficio paghe, il CAF o un consulente del lavoro.