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Cassa integrazione per caldo e maltempo in edilizia: come funziona la CIGO nel 2026

Operaio edile che controlla il cantiere fermo per il caldo, in attesa della cassa integrazione per intemperie

Se lavori in cantiere, in cava o in una lapidea, lo sai meglio di chiunque altro: il caldo estremo e il maltempo non sono un fastidio, sono un pezzo del tuo orario di lavoro. Un pomeriggio di luglio con 40 gradi all'ombra o una settimana di piogge continue possono fermare i lavori da un giorno all'altro, e con loro anche la tua busta paga. Dal 2026 c'è una tutela in più per questi casi, rafforzata apposta per il caldo: vediamo come funziona, chi ne ha diritto e cosa cambia davvero per chi vive il cantiere ogni giorno.

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Cosa cambia dal 2026

Il Decreto-Legge 107/2026, in vigore dal 27 giugno 2026, introduce regole più favorevoli per la Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (CIGO) quando il lavoro si ferma per "eventi climatici non evitabili": non solo pioggia, neve o gelo come già avveniva, ma per la prima volta in modo esplicito anche le ondate di caldo estremo. La misura vale per i settori edilizia, lapideo e cave, per le sospensioni o riduzioni di attività avvenute tra il 1° luglio e il 31 dicembre 2026. L'INPS ha dato le istruzioni operative con il messaggio n. 2418 del 20 luglio 2026.

In pratica, se l'impresa per cui lavori ferma il cantiere per il caldo o per il maltempo, può chiedere la CIGO con condizioni più vantaggiose rispetto alla cassa integrazione ordinaria.

Come funziona la CIGO per caldo e intemperie

La CIGO per intemperie non è una novità assoluta: esiste da sempre nel settore edile, proprio perché i lavori all'aperto dipendono dal meteo. La novità del 2026 è che le ondate di calore eccezionale vengono trattate come un evento non imputabile all'impresa, allo stesso modo della pioggia o del gelo, con in più alcune agevolazioni temporanee pensate apposta per l'emergenza climatica di quest'anno.

L'integrazione copre le ore di lavoro non prestate, comprese tra 0 e 40 ore settimanali: se un giorno il cantiere chiude a metà mattina per il caldo, le ore non lavorate rientrano nel calcolo, non restano semplicemente "buchi" non retribuiti.

Quanto vale in busta paga

L'integrazione salariale è pari all'80% della retribuzione che avresti percepito per le ore non lavorate, entro un massimale mensile lordo. Per il 2026 il massimale ordinario è di 1.423,69 euro lordi, ma per l'edilizia e il lapideo, in caso di sospensione per intemperie stagionali, il massimale sale del 20%, arrivando a circa 1.708 euro lordi (poco più di 1.600 euro netti).

Significa che, se il cantiere resta fermo per diversi giorni, la busta paga non crolla: non sarà identica a un mese lavorato per intero, ma la perdita è attutita in modo significativo rispetto a chi non ha questa tutela.

Il vantaggio del "fuori tetto"

C'è un dettaglio tecnico che vale la pena capire, perché ha un effetto molto concreto. Normalmente la CIGO ha un tetto massimo di 52 settimane in un biennio mobile: superato quel limite, l'impresa non può più chiedere l'integrazione. Per gli eventi climatici del secondo semestre 2026, le settimane usate non vengono conteggiate in questo tetto. Per l'edilizia e il lapideo, inoltre, la durata massima complessiva della CIGO sale fino a 30 mesi.

In più, per queste sospensioni l'impresa è esentata dal contributo addizionale che normalmente deve versare quando ricorre alla cassa integrazione. È un dettaglio che riguarda il datore di lavoro più che te direttamente, ma è anche il motivo per cui, da quest'anno, le aziende hanno meno remore a fermare il cantiere quando le condizioni diventano davvero rischiose per chi lavora, invece di spingere a continuare comunque.

E per chi lavora in agricoltura? La CISOA

Lo stesso impianto normativo, con regole proprie, si applica anche agli operai agricoli attraverso la CISOA (Cassa Integrazione Salariale Operai Agricoli). Dal 1° luglio al 31 dicembre 2026 la CISOA per intemperie stagionali, caldo compreso, può essere riconosciuta sia agli operai a tempo indeterminato sia a quelli a tempo determinato, anche quando la riduzione dell'orario è pari solo alla metà di quello contrattuale giornaliero, e senza il requisito delle 181 giornate lavorative normalmente richiesto. Anche qui, i periodi autorizzati non pesano sul limite annuale delle 90 giornate e restano utili per la disoccupazione agricola.

Cosa deve fare l'azienda

La domanda di CIGO o CISOA la presenta sempre il datore di lavoro, non il singolo lavoratore: a te non tocca compilare moduli INPS. L'impresa deve inoltrare la richiesta entro la fine del mese successivo a quello in cui è iniziata la sospensione, indicando le causali dedicate previste per l'emergenza climatica. Se l'impresa non fa domanda nei tempi, il rischio di perdere il beneficio ricade però anche su di te, quindi è giusto saperlo e, se serve, chiederne conto.

Cosa controllare tu, in pratica

Qui entra in gioco la parte che riguarda più da vicino la tua giornata di lavoro. Le sospensioni per caldo o maltempo sono per natura irregolari: un giorno si lavora fino a mezzogiorno, un altro si rientra nel pomeriggio, un altro ancora il cantiere resta chiuso del tutto. Se non tieni un tuo riscontro di quando sei entrato, uscito o il cantiere si è fermato, diventa difficile verificare che il conteggio delle ore CIGO in busta paga corrisponda a quello che hai vissuto davvero.

Tenere un registro personale dei tuoi orari effettivi, anche solo segnando su un calendario quando il lavoro si è fermato in anticipo, ti permette di confrontarlo con il cedolino quando arriva, invece di scoprire eventuali discrepanze mesi dopo. È uno dei motivi per cui può essere utile avere un'app come Shift2Cal per tracciare i turni reali: con l'importazione da foto o screenshot del foglio presenze di cantiere puoi tenere uno storico ordinato dei tuoi orari, utile proprio nei mesi in cui l'attività è più irregolare per il meteo.

Le regole su CIGO e CISOA, in particolare per il 2026, contengono soglie, massimali e causali specifiche che possono variare in base al contratto applicato e alla situazione dell'impresa: se hai dubbi su quanto ti spetta o su come viene calcolata l'integrazione nella tua busta paga, il modo più sicuro per avere una risposta precisa resta verificare con l'ufficio paghe dell'azienda, un CAF o un consulente del lavoro.